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Dal gender gap nelle STEM alla nuova sfida dell’AI: le competenze femminili sono essenziali per la transizione sostenibile

Dal gender gap nelle STEM alla nuova sfida dell’AI: le competenze femminili sono essenziali per la transizione sostenibile

La transizione ecologica e quella digitale, ormai pienamente avviate, procedono a velocità esponenziale: per questo le discipline STEM - Science, Technology, Engineering and Mathematics - sono diffusamente riconosciute come quelle con il maggiore potenziale di crescita, innovazione e impatto sociale.

Tuttavia, in tutto il mondo le donne restano nettamente sotto-rappresentate in questi settori, sia per quanto riguarda i percorsi di formazione sia nelle posizioni di vertice all’interno delle organizzazioni, nonostante si registrino alcuni progressi. Una disparità che non va sottovalutata, non solo per questioni di equità, ma anche di competitività delle economie e di efficacia dei futuri cambiamenti tecnologici e sostenibili, che possono ricevere un apporto fondamentale dal talento femminile.


Persone laureate nelle STEM: solo un terzo è donna
Come evidenziato dal Global Gender Gap report 2024 del World Economic Forum, la quota di donne nella forza lavoro STEM è solo di poco superiore al 28%, rispetto a oltre il 47% tra i lavoratori non STEM. Inoltre, le donne rappresentano oltre un terzo dei laureati STEM, ma la rappresentanza femminile nelle imprese diminuisce man mano che si sale di grado. Le donne ricoprono quasi un quarto delle posizioni manageriali (24,4%), ma solo il 12,2% raggiunge la C-suite, ovvero il livello dirigenziale (ruolo di CEO, CFO, CTO, etc).

Nonostante i livelli di istruzione femminile siano cresciuti costantemente nell’ultimo secolo, fino a essere mediamente più alti di quelli maschili nella maggior parte dei paesi ad alto reddito, è evidente come le donne che scelgono una formazione scientifica siano ancora troppo poche, e ancor meno quelle che riescono a ricoprire ruoli tecnici e a raggiungere posizioni di leadership nei relativi settori.
 



La disparità di genere nel mondo
Questa fotografia è valida in tutto il mondo, pur con qualche rilevante differenza a seconda dell’area geografica. Secondo l’UIS (UNESCO Institute for Statistics), per esempio, la quota globale di donne ricercatrici e di personale femminile in ambito scientifico e ingegneristico nelle professioni di R&S è pari al 31,1% (dati 2022; in aumento rispetto al 29,4% del 2012). Tuttavia, in alcune regioni del mondo si raggiunge quasi la parità: in Asia centrale le donne rappresentano il 50,8% dei ricercatori in R&S, mentre America Latina e Caraibi si attestano sul 45,3%. Lo squilibrio di genere è molto forte in Asia orientale/Pacifico, così come in Asia meridionale e occidentale, dove le donne rappresentano rispettivamente il 26,3% e il 26,9%. Tutte le regioni, ad eccezione dell’Europa centrale e orientale, hanno però registrato un aumento della presenza femminile in R&S dal 2012 al 2022.

Il divario è presente anche in Europa, come ha spiegato a Materia Rinnovabile Martina Rogato, presidente e cofondatrice di HRIC – Human Rights International Corner e co-chair di Women7-G7. <<Secondo Eurostat, oggi nell’UE le donne rappresentano il 41% degli scienziati e degli ingegneri. Quindi siamo lontani dalla parità. Se poi estendiamo lo sguardo ai settori science & technology nel complesso, quindi considerando anche ruoli non puramente ingegneristici, le donne superano il 50% nell’UE. Ma quando entriamo nei ruoli più tecnici e avanzati, la loro presenza cala nettamente>>. L’Italia è sotto la media europea, sempre secondo Eurostat. <<Le donne scienziate e ingegnere sono circa il 34%. È un dato stabile da diversi anni e mostra che il nostro Paese fatica più di altri a valorizzare il talento femminile nelle discipline tecnico-scientifiche>>.

Gender gap nelle STEM: cause e opportunità da non perdere
Pur con le differenze geografiche evidenziate, le causa della disparità di genere in ambito tecnico-scientifico sono le stesse in tutto il mondo, legate alla storia, agli stereotipi culturali e alle aspettative sociali, oltre alla mancanza di modelli di riferimento femminili nei settori STEM. Nonostante nei primi anni di scuola i punteggi di matematica e scienze tra i generi si avvicinino molto, i percorsi educativi delle bambine e delle ragazze cominciano ben presto a divergere rispetto a quelli dei coetanei maschi.  Dall’università in poi, le donne incontrano barriere strutturali e culturali sempre più ingombranti: ambienti di lavoro dominati da uomini, reti professionali chiuse, mancanza di mentorship e pregiudizi impliciti, che riducono le opportunità di avanzamento.

Eppure, è miope non vedere i benefici di una maggiore inclusione femminile nelle discipline tecniche, come una maggiore innovazione e competitività. Team diversificati tendono a produrre soluzioni più creative e a dare risposte più coerenti con i bisogni di una società eterogenea. Inoltre, la presenza di donne nei ruoli di leadership STEM può servire da moltiplicatore positivo: aumentare la visibilità di modelli femminili, colmando il vuoto che ha caratterizzato il passato, può incoraggiare nuove generazioni di ragazze a considerare questi percorsi non solo possibili, ma anche desiderabili.

 



Cosa succederà con l’Intelligenza Artificiale
Infine, un’ultima considerazione sugli scenari futuri. Un report del World Economic Forum e di LinkedIn avverte che l’introduzione dell’AI nel mondo del lavoro potrebbe esacerbare le disparità di genere e spiega come invertire questo trend.

Le donne, infatti, risultano sovrarappresentate in mansioni maggiormente esposte all’automazione, ma sono anche meno consapevoli dell’impatto che l’AI avrà sulle proprie attività, mostrando, in media, una maggiore diffidenza nell’adottare questi strumenti. Proprio per questo, però, è importante trasformare i rischi in opportunità. La domanda crescente di competenze legate all’intelligenza artificiale sta spingendo sempre più persone a formarsi, tra cui anche donne. Perché questa tendenza si consolidi, è necessario un intervento mirato: investire nella formazione e riqualificazione tecnologica delle lavoratrici, promuovere strategie aziendali inclusive che amplino il bacino di talenti e accompagnare la transizione con politiche pubbliche capaci di evitare nuove esclusioni.

Se l’AI non è una soluzione automatica al divario di genere nelle STEM, può però diventare un potente acceleratore di parità, purché governata in modo consapevole.
Articolo scritto da Maria Carla Rota

Questo blog è un progetto editoriale sviluppato da Ecomondo con Materia Rinnovabile

Credits:
Foto di CoWomen

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27/01/2026

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