Una delle soluzioni principali per ridurre l’uso della plastica usa e getta è l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale sugli imballaggi delle bevande, in sostanza quello che in passato si chiamava “vuoto a rendere”. Questa pratica, oggi nota come Deposit Return Scheme (DRS), è una realtà consolidata in numerosi Stati UE, dove si riscontrano risultati molto positivi per quanto riguarda la raccolta di bottiglie in plastica, ma anche lattine in metallo e contenitori in vetro.
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Deposito cauzionale: cosa prevede
Lo schema prevede che il consumatore, acquistando una bevanda in contenitore monouso, paghi anche una piccola cauzione aggiuntiva, che gli verrà restituita interamente quando riporterà l’imballaggio vuoto nel punto vendita oppure lo consegnerà in un centro di raccolta dedicato. L’obiettivo è aumentare la restituzione degli imballaggi, evitando che vengano dispersi nell’ambiente oppure che vadano a finire nell’indifferenziata, ma anche migliorare la qualità e la quantità dei materiali raccolti, in modo da destinarli a un riciclo più efficace.
In Europa a fine 2025 erano 18 gli Stati UE dotati di un Deposit Return Scheme operativo, un numero comunque destinato a crescere nel prossimo futuro su spinta delle leggi comunitarie. In pratica, secondo un report di Reloop Platform, circa 188,6 milioni di cittadini europei hanno accesso ai sistemi DRS, mentre a livello globale si arriva a un totale di 357 milioni di persone.
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L’obbligo europeo e la pressione sugli Stati membri
In Europa la normativa di riferimento è il Regolamento UE sugli imballaggi (Direttiva sulle plastiche monouso o PPWR): approvato nel 2024, stabilisce i Paesi membri raggiungano entro il 2029 un target del 90% di intercettazione dei contenitori per bevande monouso in plastica e metallo (fino a tre litri). Per raggiungere questo traguardo ambizioso, gli Stati sono chiamati a introdurre sistemi di deposito cauzionale e restituzione, salvo dimostrare di poter conseguire gli stessi risultati attraverso strumenti alternativi altrettanto efficaci. Il testo contiene inoltre obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti: -5% di imballaggi prodotti al 2030 rispetto al 2018, -10% al 2035 e -15% al 2040.
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Europa: dove il DRS è già operativo e con quali risultati
Tra gli esempi di DRS più recenti in Europa c’è l’Austria, che lo scorso dicembre ha tracciato il bilancio del primo anno di applicazione del sistema, basato su una cauzione di circa 0,25 euro per unità: in dodici mesi sono stati restituiti oltre 1,2 miliardi di bottiglie in PET e lattine in alluminio,.
Anche la Romania, dove il sistema è entrato in vigore nel novembre 2023, ha messo a segno risultati molto soddisfacenti: secondo il Guardian, i cittadini in circa due anni hanno restituito 7,5 miliardi di contenitori di bevande. Tra i resi rientrano 4 miliardi di bottiglie in PET, 2 miliardi di lattine di metallo e 1,5 miliardi di contenitori in vetro: in totale sono state raccolte oltre 500.000 tonnellate di materiali riciclabili di alta qualità. L’importanza della svolta rumena è ancora più sorprendente se si considera il punto di partenza del Paese, che per oltre un decennio è rimasto in fondo alle statistiche europee sul riciclaggio di rifiuti urbani: tra il 2011 e il 2021 il tasso è rimasto fisso tra l’11% e il 14%, mentre il resto dell'UE ha registrato un netto miglioramento.
Accanto a questi esempi recenti, non mancano Paesi con una lunga esperienza. Il riferimento storico in Europa è la Germania, dove il sistema è attivo dal 2003 e coinvolge bottiglie in PET, vetro e lattine in alluminio. La cauzione media è di 0,25 euro e il tasso di restituzione arriva al 98%.
Anche i Paesi nordici - Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia - vantano una tradizione pluridecennale: i loro DRS, attivi dagli anni 90, raggiungono tassi di ritorno compresi tra l’85 e il 95%. E ancora, la piccola Lituania rappresenta uno dei casi di successo più rapidi in Europa: il sistema, introdotto nel 2016, ha permesso di raggiungere in breve tempo un tasso di ritorno oltre il 90%. Risultati simili sono stati ottenuti anche in Lettonia, che in soli due anni, a partire dal 2022, ha superato l’80%.
Infine, a che punto è l’Italia? Nonostante le resistenze di una parte dei produttori, lunedì 19 gennaio 2026 è stato avviato l’iter legislativo per l’introduzione del DRS, con una proposta di legge assegnata alla Commissione ambiente della Camera. Un passaggio che segna una possibile svolta, forse decisiva, per aumentare i tassi di raccolta di questi imballaggi e ridurne la dispersione nell’ambiente.
Articolo scritto da Maria Carla Rota
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19/02/2026