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29ª Edizione  03-06 Novembre 2026  Quartiere Fieristico di Rimini
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I cittadini e la sostenibilità nel mondo: sguardi diversi, stessa sfida globale

I cittadini e la sostenibilità nel mondo: sguardi diversi, stessa sfida globale

La sostenibilità non è più da tempo un problema di cui si interessano solo le istituzioni e le comunità scientifiche, ma è un tema che fa parte del dibattito quotidiano di milioni di cittadini: ogni persona, con il proprio comportamento e le proprie scelte di vita, può e deve contribuire al rispetto dell’ambiente e alla transizione ecologica.

Nel mondo oltre una persona su due (56%) pensa quotidianamente, o settimanalmente, al climate change, incluso il 63% di chi vive nei Paesi meno sviluppati, secondo il Peoples’ Climate Vote 2024, condotto dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Unpd), in collaborazione con l’Università di Oxford e l’agenzia di ricerca GeoPoll, su un campione di oltre 73.000 persone in 77 Paesi, in rappresentanza dell’87% della popolazione mondiale. L’80% degli intervistati ritiene necessario che i propri governi adottino misure più decise per contrastare la crisi climatica, mentre una quota ancora più elevata (86%) auspica che i Paesi superino le divergenze geopolitiche e collaborino concretamente a questo scopo.  La percezione può tuttavia variare moltissimo da Paese a Paese: per questo, dall’Oriente alle Americhe, abbiamo scelto di raccontare tre realtà molto diverse tra loro, ovvero Cina, Messico e Canada, per scoprire come la sostenibilità viene concepita e vissuta a livello locale.


Cina: forte ruolo dello Stato e sostegno dei cittadini
Se da un lato la Cina è il paese che emette più gas serra al mondo, dall’altro Pechino detiene ormai la leadership delle politiche climatiche globali, come è stato evidente dal discorso del presidente Xi Jinping all’Assemblea Generale Onu a New York nel settembre 2025. L’obiettivo cinese è ridurre le emissioni di almeno il 7-10% dai livelli di picco entro il 2035. Una visione che richiede azioni concrete:
 

  • investire ulteriormente nelle rinnovabili, fino a superare il 30% del consumo totale di energia;
  • allargare il mercato nazionale di scambio delle quote di carbonio ai settori ad alta emissione;
  • sestuplicare la potenza eolica e solare rispetto al 2020, raggiungendo i 3.600 GW installati.


E ancora: <<Porteremo a 34 miliardi di metri cubi le nostre foreste, renderemo mainstream le auto a combustibili puliti, realizzeremo una società adattata ai cambiamenti climatici>>, ha dichiarato Xi Jinping.

In Cina, dove Italian Exhibition Group organizza ogni anno una kermesse dedicata ai temi della transizione ecologica e dell’economia circolare, si riscontra una fiducia elevata e un’ampia approvazione da parte dei cittadini verso le strategie del governo, come rilevato da uno studio pubblicato su PLOS. Inoltre, c’è anche una forte disponibilità a partecipare ad azioni individuali: i cinesi hanno una consapevolezza piuttosto elevata dell’esistenza e delle cause antropiche del cambiamento climatico, anche se lo considerano meno urgente di altre problematiche ambientali localizzate, come l’inquinamento dell’aria o dell’acqua, questioni che colpiscono direttamente la vita quotidiana nelle aree urbane.

La strada da percorrere è ancora lunga, ma molto è cambiato, come scrive la sinologa Giada Messetti nel libro “La Cina è un’aragosta” (Ed. Mondadori): <<Il cielo sopra Pechino è finalmente azzurro, segno di una vera svolta green>>. Solo dieci anni fa, infatti, respirare l’aria inquinata della capitale equivaleva a fumare 1,5 sigarette all’ora, come aveva certificato l’istituto americano Berkeley Earth, secondo cui si respiravano in un giorno 300 particelle di pulviscolo invece di 25, limite fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). <<Come l'aragosta, che crescendo è costretta ad abbandonare il vecchio carapace e ad aspettare, vulnerabile, che se ne formi uno nuovo, anche la Cina di oggi sta vivendo una fase di muta faticosa e complessa>>, aggiunge Messetti, sottolineando di aver potuto constatare <<quanto sia ormai generale l’attenzione all’ambiente>> nel Paese del Dragone. 

 



Messico: elevata consapevolezza dei cittadini
Nell’autunno 2025 il Messico ha affrontato una delle crisi ambientali più gravi degli ultimi anni. L’uragano Priscilla, insieme alla depressione tropicale Raymond, ha portato piogge torrenziali per giorni, provocando inondazioni e frane devastanti, che hanno causato decine di morti e lasciato senza elettricità oltre 320.000 abitazioni. Questo è solo il più recente di una serie di eventi estremi verificatisi negli ultimi anni in questo Paese, colpito dal riscaldamento globale con una velocità superiore rispetto alla media mondiale (3,2°C per secolo; fonte: Universidad Nacional Autónoma de México). Questo trend ha probabilmente contribuito a posizionare il Paese ai primi posti al mondo per aumento di sensibilità su questo tema: il 77% dei messicani dichiara preoccupazione crescente per il cambiamento climatico rispetto all’anno precedente (People’s Climate Vote 2024). Inoltre, i sondaggi d'opinione internazionali di Yale e NBER (2022-2023) mostrano che il 92% della popolazione riconosce l’origine antropica del climate change e l'88% sostiene che l'azione per il clima debba essere priorità nazionale: percentuali ben al di sopra delle medie degli Stati Uniti, che si attestano rispettivamente al 63% e al 58%.

E ancora: come sottolinea Climate Storecard (progetto di reporting e advocacy sui cambiamenti climatici targato The Global Citizens' Initiative), la preoccupazione per il cambiamento climatico è più elevata tra i giovani messicani, in particolare Millennials e Gen Z, con un sostegno che va oltre le divisioni politiche, accomunando elettori urbani e comunità rurali.

Questa percezione della sostenibilità è fortemente legata alla visione del futuro del Paese: i cittadini messicani vedono nella transizione verso le rinnovabili non solo una scelta ambientale, ma anche un’opportunità economica che può migliorare la vita quotidiana e creare posti di lavoro, come ha rilevato nel 2023 un’indagine sul clima in America Latina condotta dalla European Investment Bank. L’87% dei messicani è favorevole a dare priorità agli investimenti nelle energie green rispetto ai combustibili fossili: il 58% sostiene progetti su larga scala, come parchi eolici e solari, il 29% preferisce installazioni più piccole, come i pannelli solari sui tetti.

A guidare le strategie di questo Paese da oltre un anno c’è la presidente Claudia Sheinbaum, scienziata ambientale, ex collaboratrice del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC). Durante il suo mandato come sindaco di Città del Messico (2018-2023), è stata elogiata per il suo operato in iniziative nel campo dell’ecologia, tra cui la crescente elettrificazione degli autobus cittadini, il sostegno all'installazione di pannelli solari e il tentativo di ridurre l’uso della plastica. In occasione della corsa elettorale, Sheinbaum ha sottolineato il suo impegno per promuovere il graduale passaggio del Messico dai combustibili fossili a fonti energetiche più pulite, come l’energia eolica e solare. Con queste premesse, l’attuale presidente si è differenziata rispetto alla linea del suo predecessore, il fondatore del partito Morena, di cui lei stessa fa parte, Andrés Manuel López Obrador (conosciuto come AMLO), che ha privilegiato i combustibili fossili e la sovranità energetica dello Stato.

 



Canada: elevata consapevolezza e propensione alla transizione 
Anche il Canada si distingue per un’elevata consapevolezza pubblica in merito al cambiamento climatico. Il primo ministro Mark Carney si sta muovendo sui due fronti dell’energia, pulita e convenzionale: se potessero scegliere, due terzi dei cittadini darebbero priorità alla prima opzione, spiega un sondaggio, diffuso da Abacus Data per conto di Clean Energy Canada la scorsa estate, mentre il Paese affrontava un’ondata di incendi boschivi.

Il sostegno a proseguire l’azione per il clima è estremamente forte: solo il 14% dei canadesi afferma che il governo federale dovrebbe fare di meno per favorire la transizione, il 41% ritiene che il governo stia facendo il giusto, il 44% desidera che venga fatto ancora di più. Il sostegno a mantenere, se non addirittura aumentare, l’azione per il clima è universale in tutte le regioni e indipendente dallo schieramento politico.

Per esempio, tra i progetti di Mark Carney c’è la costruzione di nuove abitazioni: a questo proposito i canadesi chiedono che gli edifici siano a basse emissioni di carbonio. A parità di costi, quasi due terzi (64%) degli intervistati sono favorevoli all'uso di materiali green, mentre il 15% si oppone. Il 70% dei canadesi ritiene inoltre che le case di nuova costruzione dovrebbero essere dotate di stazione di ricarica per veicoli elettrici e pompe di calore, a costi minimi.

Il Canada si è impegnato a ridurre le proprie emissioni di gas serra del 45-50% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2035: l’obiettivo si basa sull’attuale traguardo per il 2030, che mira a ridurre le emissioni di almeno il 40-45%, sempre rispetto ai livelli del 2005. Come si legge sul sito del governo, <<nel 2015 il Canada era sulla strada per raggiungere un nuovo picco (9%) di emissioni nel 2020, poi la curva è stata piegata con successo. Grazie agli sforzi di tutti i canadesi, la nostra economia continua a crescere, riducendo al contempo l’inquinamento>>.
Articolo scritto da Emanuele Bompan e Maria Carla Rota

Questo blog è un progetto editoriale sviluppato da Ecomondo con Materia Rinnovabile

Credits:
Foto di Li-An Lim su Unsplash

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27/01/2026

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