Il 13 febbraio 2026 ha segnato un momento importante per le imprese italiane che generano rifiuti speciali e pericolosi: a partire da questa data è entrato pienamente in vigore il RENTRI, il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti.
Migliaia di aziende hanno così detto addio a un sistema basato su documenti cartacei, per passare al Formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR) digitale. Un cambiamento epocale, destinato a migliorare trasparenza, legalità ed efficienza, semplificare i controlli, contrastare i traffici illeciti e gli smaltimenti irregolari.
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Che cos’è il RENTRI
Il RENTRI è stato introdotto dal Decreto Ministeriale n. 59 del 4 aprile 2023, ai sensi dell’art. 188-bis del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Testo unico ambientale), che prevede l’istituzione di un registro elettronico nazionale per tracciare i rifiuti: l’obiettivo è digitalizzare e integrare registri di carico/scarico e formulari di identificazione, fornendo una piattaforma centrale per la tracciabilità e la trasmissione dei dati.
A partire dall’entrata in vigore della normativa in data 15 giugno 2023, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha stabilito un periodo transitorio, suddiviso in varie fasi per permettere alle diverse imprese di adeguarsi progressivamente, a seconda della dimensione aziendale e della tipologia di attività. I primi soggetti obbligati (impianti di trattamento rifiuti, trasportatori, intermediari e grandi produttori di rifiuti pericolosi) hanno dovuto iscriversi entro il 13 febbraio 2025; successivamente sono stati coinvolti i produttori di rifiuti pericolosi con un numero di dipendenti compreso tra 11 e 50; il 13 febbraio 2026 si è chiusa la finestra prevista per l’ultimo scaglione di iscrizione obbligatoria, riservato a produttori di rifiuti pericolosi con meno di 10 dipendenti e ad alcuni produttori di rifiuti non pericolosi. Da tale data, il sistema è diventato pienamente operativo per tutti i soggetti obbligati.
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Come funziona il FIR digitale
Il Formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR) è il documento che accompagna ogni trasporto di rifiuti. Con la digitalizzazione questo processo avviene interamente in formato elettronico (e-FIR), garantendo autenticità dei dati e dei documenti, tracciabilità tempestiva e verificabile, riduzione degli errori e semplificazione delle verifiche, oltre che maggiore trasparenza verso le autorità competenti. Attraverso un portale online dedicato, il formulario può essere compilato, firmato e validato attraverso strumenti di identità digitale, assicurando la non alterabilità delle informazioni e la responsabilità diretta degli operatori coinvolti.
Il contesto normativo Ue
La soluzione italiana si inserisce in un quadro europeo sempre più orientato alla tracciabilità e alla circolarità: non esiste ancora un “RENTRI europeo”, ma una base normativa sì. La Direttiva (UE) 2025/1892, che modifica la Direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE), impone infatti agli Stati membri di controllare e monitorare i flussi, lasciando libertà sugli strumenti più idonei, purché rispettino gli obiettivi di monitoraggio e reportistica. In aggiunta a questo, il nuovo Regolamento sulle spedizioni di rifiuti (Reg. UE 2024/1157) prevede la digitalizzazione completa delle procedure transfrontaliere: dal 21 maggio 2026 l’uso di un’unica piattaforma elettronica, il Digital Waste Shipment System (DIWASS), sarà obbligatorio per tutte le spedizioni intra-UE tra Stati membri.
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Modelli europei a confronto
A livello operativo l’Italia non è il primo Paese ad aver introdotto un sistema elettronico di tracciabilità dei rifiuti. In Europa esistono già diverse esperienze consolidate, ognuna con un diverso grado di centralizzazione e obbligatorietà, che hanno mostrato come la digitalizzazione possa migliorare la qualità dei dati e ridurre le irregolarità, pur richiedendo una fase iniziale di adattamento per le imprese.
- Per esempio, attivo dal 2022, il sistema francese Trackdéchets, gestito dal Ministero della Transizione Ecologica, è probabilmente il modello più vicino al RENTRI, spesso citato come punto di riferimento per interoperabilità e semplicità d’uso, basato su una piattaforma unica nazionale con API (Application Programming Interfaces) per le imprese.
- Dal 1° aprile 2010 la Germania usa il sistema eANV (elektronisches Abfallnachweisverfahren), obbligatorio per i rifiuti pericolosi, molto strutturato e fortemente integrato con i Länder.
- In Spagna il Sistema de Información de Residuos (eSIR) coordina i registri regionali, permettendo alle diverse Comunità Autonome di operare su una base informativa comune: è meno centralizzato del RENTRI, ma in progressiva armonizzazione.
- Nei Paesi Bassi il Landelijk Meldpunt Afvalstoffen (LMA) raccoglie informazioni obbligatorie su produzione e trattamento: si tratta di un sistema consolidato con standard elevati di qualità dei dati, adatto al controllo statistico e normativo.
- Anche i Paesi nordici, come Svezia e Finlandia, utilizzano piattaforme digitali integrate per il monitoraggio dei flussi, con forte interoperabilità tra autorità e operatori.
Sguardo internazionale
Anche a livello extra UE si registrano sistemi avanzati di tracciabilità, a dimostrazione di una necessità globale di registrare i dati, ma anche di renderli il più possibile interoperabili, collegandoli a economia circolare, controlli ambientali e politiche industriali.
- Nel Regno Unito è prevista entro il 2026 la transizione verso il Digital Waste Tracking Service, che ha l’obiettivo di tracciare tutti i rifiuti, non solo quelli pericolosi. Nasce direttamente come sistema digitale, senza eredità cartacee.
- Negli Stati Uniti non esiste un registro federale unico completo per tutti i rifiuti, ma l’EPA (Environmental Protection Agency) gestisce il sistema avanzato e-Manifest, obbligatorio per quelli pericolosi. Ogni Stato può avere poi sistemi aggiuntivi.
- Infine, in Giappone è attivo da anni il sistema JWNET, un’applicazione consolidata per la gestione delle dichiarazioni nel settore industriale,
- mentre in Corea del Sud la piattaforma digitale nazionale Allbaro si basa su una forte componente di interoperabilità tra autorità ed operatori.
Articolo scritto da Emanuele Bompan e Maria Carla Rota
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Credits:
Foto di Radowan Nakif Rehan su Unsplash
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24/02/2026